Nell'estate 2025, OpenAI ha introdotto un nuovo sistema di preferenza cookie-based che permette agli utenti europei di rifiutare il trattamento dei propri dati per l'addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. Una mossa annunciata come storica, ma che ha sollevato interrogativi significativi sulla reale efficacia dello strumento e sulla chiarezza con cui viene comunicata.
Come funziona il nuovo opt-out
Il meccanismo si basa su un cookie tecnico che segnala al sito la volontà dell'utente di non contribuire con i propri dati al training dei modelli AI. Per attivarlo, basta visitare la pagina dedicata alle preferenze e selezionare l'opzione "No thanks to AI training", come descritto sul sito della testata El País. Una volta impostato, il cookie persiste e impedisce il harvesting dei dati personali da parte dei sistemi di addestramento.
La procedura richiede però una serie di passaggi non immediati: l'utente deve uscire dall'account, accedere alla pagina delle impostazioni, modificare la configurazione e poi rientrare. Questo livello di attrito ha portato molti osservatori a chiedere se l'opt-out sia davvero accessibile o se rappresenti piuttosto un escamotage legale.
Le criticità della trasparenza
Nonostante l'annuncio, OpenAI non ha ancora chiarito se gli utenti che hanno rifiutato l'uso dei propri dati saranno esclusi anche dalle attività di testing e feedback del modello, come sostenuto dall'avvocato tedesco Jan Schulz. Questa ambiguità crea un vuoto informativo preoccupante per chi desidera comprendere esattamente cosa accade ai propri dati dopo aver attivato l'opt-out.
Il Garante italiano della privacy ha recentemente ammonito OpenAI per aver impiegato dati personali senza una base giuridica adeguata, ordinando la cessazione del trattamento. L'autorità ha sottolineato come l'informativa del 2022, redatta prima dell'ingresso in vigore del GDPR, non fosse conforme alle normative vigenti. Questa posizione si allinea con quella del Garante francese, che ha irrogato una sanzione di 150 milioni di euro a maggio 2025.
Cosa cambia per gli utenti europei
Per gli utenti che desiderano tutelare la propria privacy, ecco alcuni consigli pratici:
- Visita regolarmente la pagina delle preferenze cookie di ChatGPT e verifica che l'opt-out sia attivo.
- Elimina i cookie esistenti e reimposta le preferenze dopo ogni aggiornamento del browser o del dispositivo.
- Monitora gli aggiornamenti normativi nazionali, poiché le sanzioni e le interpretazioni del GDPR possono evolvere rapidamente.
- Considera l'uso di strumenti di blocco dei tracker e di gestione avanzata dei cookie per una protezione complementare.
Conclusioni: tra progresso e diritti digitali
Il caso ChatGPT rappresenta un punto di svolta nel dialogo tra innovazione tecnologica e tutela della privacy. Se da un lato l'introduzione di un opt-out rappresenta un passo avanti riconosciuto, dall'altro la scarsa trasparenza e le barriere procedurali compromettono la effettività del diritto di opposizione garantito dal GDPR.
Takeaway pratico: attiva subito l'opt-out sui cookie di ChatGPT revisita periodicamente le tue impostazioni. La privacy digitale richiede attenzione continua: un gesto di due minuti può fare la differenza nella protezione dei tuoi dati personali.
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